La cosa dell’Arnopop, tirata fuori da Il Colle

Sono otto mesi che EmpoliMAG segue gli eventi live della città, cercando di coprire il calendario dei concerti dal vivo in giro per i locali. Ciò ha portato principalmente ad accorgersi di una cosa: ci sono così tanti gruppi in zona, che è difficile che gli stessi si ripropongano nello stesso locale dopo pochi mesi.
Un’altra importante considerazione è questa: il bacino empolese offre una varietà considerevole di gruppi che fanno musica inedita. Sia chiaro: ci sono decine di band che ripropongono la propria versione dei classici della musica di ogni decennio, oppure formazioni che dedicano la loro abilità musicale a gruppi famosi e ne diventano la cover band, con il grosso merito di non esserne la brutta copia. Insomma sono gruppi in cui suonano persone che effettivamente con il loro strumento “ci parlano”; gruppi che sanno tenere una serata e che è un piacere sentire.

E poi ci sono formazioni che anziché riprendere pezzi famosi hanno scelto una strada più inedita, che molti possono definire indipendente. Fanno musica, se la producono, come autoprodotti sono i video che si possono trovare sui loro profili social, dal calderone di Facebook a YouTube, passando per Soundcloud, vera musicoteca dove poter attingere alla maggior parte della produzione autoctona di questi gruppi.

Fra questi gruppi c’è ancora chi gioca con la propria audacia, inventandosi filoni musicali che possono o meno rispecchiare il sentimento che ritroviamo sul palco quando queste band si esibiscono. È il caso de Il Colle, formazione limitese, che in un’intervista rilasciata ad Alessandra Neri di Dischirotti hanno tirato fuori questa storia dell’Arnopop.

“Avevamo bisogno di identificarci in un genere, un luogo nella musica, un luogo sonoro in cui poterci collocare e farci riconoscere. Certo, non è che quindi abbiamo inventato di sana pianta qualcosa che non c’era. Abbiamo semplicemente captato quel che era nell’aria. Spieghiamoci un po’ meglio e cerchiamo di fare chiarezza. Che cos’è l’ArnoPop? L’ArnoPop, sostanzialmente, è un pop che nasce dal folk e dal cantautorato. Abbiamo notato che era una cosa che ci accomunava con altri gruppi della zona centrale della Toscana”.

Ecco. Invenzione velleitaria? Trovata da hashtag facile? O effettivamente c’è qualcosa che riunisce il Circondario sotto questo filone musicale locale?
Intanto lo abbiamo chiesto direttamente a quelli de Il Colle, che ci hanno risposto elencando i tratti di unione di questa cosa: Bobo Rondelli e la chitarra cantautorale; il folk della Bandabardò (sebbene filtrato e depoliticizzato); il pop dei video trasmessi da Mtv e All Music a cavallo del 2000, quando loro erano poco meno che adolescenti.
Meno politicizzati, più scanzonati, ironici e speranzosi e una visione della realtà che deve fare i conti con tutto quello che la società di oggi si porta dietro, al netto delle solite banalità sul cambiamento dei tempi.

Ecco che la curiosità di chi scrive per questa cosa dell’Arnopop è soddisfatta a metà. Esiste, o non esiste? E gli altri che dicono? Si sentono parte di questa cosa?
Uno che ci ha risposto è stato Ance, al secolo Andrea Lovito, che insieme ai Fatti Quotidiani costituisce anche lui una costola felice di questo cantautorato locale.
Ance è più vecchio di quelli de Il Colle e ha anche già cinque album alle spalle, tutti prodotti in maniera indipendente. È un po’ più anziano e la sua disamina della cosa è molto lucida: forse l’Arnopop non esiste, ma di sicuro “gli artisti Toscani non reagiscono alla crisi con manifestazioni di rabbia o patetico dolore. Tutto viene filtrato dalla nostra ironia, a volte cinica e dura, altre volte semplice amante di un “cazzeggio” in perfetto stile Amici Miei”, che poi è anche quello che ci hanno detto quelli de Il Colle.
Ance ci aiuta anche a delineare una certa lista di artisti che potrebbero interpretare questa filosofia colta del cazzeggio: Cecco e Cipo e i Secondo Appartamento, per esempio, come primi nomi detti di getto.
Solo che per Ance bisognerebbe non abbandonare la politica per non abbandonare il folk e adagiarsi solo sull’aspetto pop. L’abbiamo detto: è più anziano e a questo tipo di cose è normale che ci pensi. “I miei ideali politici di allora trasparivano molto dietro le parole delle mie canzoni. Era appena passato il G8 di Genova e l’attentato alle torri Gemelle. Lo scossone emotivo aveva creato in quelli della mia età solo rabbia repressa che doveva essere veicolata in qualche modo nelle parole delle canzoni. Tuttora non disdegno di far passare un pensiero anche se scomodo; ho quasi 40 anni e mi fa un po’ paura tutto questo ignorare dai ventenni di oggi i veri problemi del paese in cui viviamo. Chi non ha vissuto a pieno quel periodo per pure questioni di età, probabilmente ora non sente una necessità più alta di riscatto, piuttosto un sorvoliamo-e-pensiamo-ad-altro“.

Sì, ma allora questo Arnopop esiste o no? È solo una parola preceduta dal cancelletto a uso e consumo dei social, o una cosa cara anche a chi non suona ne Il Colle?
Una risposta non ce l’abbiamo. Ci piace però il fatto che in zona ci possa essere una schiera di gruppi e artisti che intanto producono roba inedita; che la mettano in giro per internet così che ne possiamo godere; che ci siano proprietari di locali che li facciano suonare.