Terremerse, il movimento underground a cui piace la musica intima

Terremerse (foto: Massimo Pistolesi)

Prendere una nicchia e coltivarsela, creare connessioni con altre persone a cui piace fare la stessa cosa, ascoltare la stessa musica. Simone Sani e Glauco Celeste ci hanno provato e finora ci sono riusciti molto bene e con risultati soddisfacenti.
Stiamo parlando di Terremerse, il progetto dei due volontari del circolo di Brusciana, che va avanti ormai da più di un anno e che ha mantenuto con sé la coerenza e i tratti di un discorso logico che i due hanno fatto a EMPOLIMAG: “cercare di cambiare il concetto di ascolto della musica dal vivo“. Non il puro intrattenimento che di solito si vive nei pub, con la band (la maggior parte delle volte una cover band) che suona e gli altri lì ad ascoltare e magari andare via dopo una birra, ma una partecipazione attiva del pubblico a quanto viene suonato sul palco. E pace se a vedere il concerto ci sono poche decine di persone. Il risultato è stato ottenuto.

Simone e Glauco hanno le idee chiare a riguardo. Hanno tirato fuori questo progetto parallelo alla programmazione “regolare” del venerdì del circolo di Brusciana, hanno ottenuto gli spazi che gli servivano e grazie alle loro conoscenze hanno cominciato a chiamare gruppi da tutta Italia.
Ci è sempre piaciuto andare in giro a vedere i concerti. Allora, alla fine di ogni esibizione, avviciniamo chi ha suonato, gli parliamo di Terremerse e gli chiediamo se gli piacerebbe venire a suonare da noi“.
È così che Terremerse ha visto esibirsi più o meno una trentina di gruppi nell’ultimo anno, gruppi provenienti da tutta Italia (dai Palmer Generator di Jesi, in provincia di Ancona, ai Carmona Retusa di Torino o i Buzzøøko di Mantova e Brescia). Ed è questa una delle cose più soddisfacenti della cosa: essere riusciti a convincere i musicisti a venire a Empoli a suonare.

Alla fine di ogni esibizione, avviciniamo chi ha suonato, gli parliamo di Terremerse e gli chiediamo se gli piacerebbe venire a suonare da noi.

Certo, l’ambiente che alimenta Terremerse favorisce l’idea: è il mondo dell’underground di chi ascolta sonorità di derivazione punk e metal, oppure elettronica e ambient. Non proprio una musica adatta a tutti, ma chi c’è dentro sa di cosa si tratta e allora ha dimostrato così la propria fiducia in questo progetto e ha dato la propria disponibilità a suonare.
Si è creato così un piccolo movimento che crede nella musica inedita ascoltata nell’intimità (a Settembre Rosso, Simone e Glauco ci raccontano che Terremerse ha ottenuto un palco quasi riparato dal resto della manifestazione del Parco di Serravalle); un movimento culturale che vuole vivere la musica live non come intrattenimento o riempitivo, ma come un’atmosfera propria.

I generi, come detto, non sono proprio adatti a tutti: derivazioni punk e metal, doom, noise, post-hardcore, musica psichedelica. Musica di un certo tipo, che si suona con certe atmosfere e alla quale bisogna essere abituati o comunque conoscerne origini e poetica. Sul palco però non si suona solo con chitarre, bassi e batterie. Quando arrivano gli organi, quando i sintetizzatori e quando invece gli artisti si cimentano con consolle. Ai concerti poche decine di spettatori, ma anche questo non è un problema. Anzi, la soddisfazione di vedere gente che viene anche da fuori (Pisa, Pistoia, Prato sono le riserve maggior di fan di Terremerse) per ascoltare un concerto del genere è tanta. C’è anche l’altra faccia della medaglia: “Ci piacerebbe che la nicchia si allargasse e che la gente del posto che ci viene a vedere non fosse fatta solo di amici nostri che sanno cosa facciamo“.

Ogni appuntamento di Terremerse è stato finora fatto in volumi. Sono stati organizzati cinque eventi/volumi, ognuno con tre gruppi ad alternarsi sul palco del circolo di Brusciana; poi c’è stato il Terremerse Fest all’interno del Settembre Rosso; prima ancora Simone e Glauco hanno cominciato sperimentando la cosa con altri appuntamenti. Adesso è tempo di allargarsi, forse, magari cercando luoghi diversi che possano rispettare sempre i canoni di intimità e magari con l’intento di espandere e far crescere anche quella cultura della musica inedita dal vivo di cui si nutre Terremerse fin dalla sua nascita.