Napoli è jazz. Ce lo dimostrano Danilo Rea e Peppe Servillo allo Shalom

​’Napoli e jazz’, o ‘Napoli è jazz’, visto che ieri sera il teatro Shalom di Empoli ha ospitato un concerto jazz a tutti gli effetti dove la rivisitazione della musica napoletana classica in chiave jazzistica ha dimostrato ancora una volta che molti dei brani prodotti a Napoli fra le metà dei due secoli scorsi possono essere liberamente improvvissati e jazzati.
Il compito viene agevolato poi se sul palco ci sono due mostri sacri del genere, uno al piano e l’altro alla voce, che nel jazz e di jazz vivono.
È stato questo lo spettacolo che ieri sera ha intrattenuto la sala piena del teatro di via Busoni per l’ultimo appuntamento al quale l’associazione Empoli Jazz ha dato il suo contributo per la nona edizione della sua rassegna: un concentrato di bravura – e questo è scontato parlando di Danilo Rea e Peppe Servillo – simpatia, energia, romanticismo e teatralità che per poco più di un’ora ha coinvolto il pubblico in sala.

Due mostri sacri del genere quindi.
Uno al piano, Danilo Rea, forte di decine di collaborazini con altrettanti mostri sacri della canzone d’autore italiana, padrone del suo strumento e dotato di una versatilità affascinante. Suoi i due assoli che fanno da intermezzo ai duo con Servillo, nei quali riesce a tirare fuori medley vibranti dove riesce a mettere di tutto, dalla musica classica alla musica napoletana stessa, senza sbavature e con contorsioni delle braccia che non lasciano mai la tastiera.
L’altro mostro sacro tiene il microfono. Peppe Servillo quando canta recita, e a metà fra un crooner e un mimo intrattiene la platea sentendo quello che interpreta. E siccome fra una canzone e un’altra ci sono delle storie da raccontare, lui le mima con tutta l’espressività del suo volto e ne rende partecipi gli spettatori interagendo con loro, narrando come e perché sono stati scritti i pezzi che interpreterà poco dopo e invitando il pubblico a cantare le canzoni del repertorio che viene presentato.
Un repertorio di grande spessore artistico: è la crema della musica classica napoletana. Tredici brani, da ‘Maruzzella’ a ‘Resta ccu mme’, da ‘Dove sta Zazà’ a ‘Munasterio ‘e Santa Chiara’, che ripercorrono quasi cento anni di napoletanità attraverso una serie di omaggi jazz a figure storiche e portanti della storia partenopea come De Filippo (‘Uocchie c’arraggiunate’) e Domenico Modugno, che napoletano non era, ma che a Napoli ha saputo dare pezzi di rara bellezza melodica (‘Tu si ‘na cosa grande’ e ‘Resta ccu mme’).

Il concerto, ultimo degli appuntamenti dell’Empoli Jazz Festival, rientra anche nel cartellone delle ‘Note di… classica e altri suoni 2018’ che è curato dal Centro Studi Musicali ‘Ferruccio Busoni’ in coproduzione con l’associazione Mosaico e in collaborazione con Empoli Jazz appunto, e Music Art.