Non sono mai rimasti fermi, questi Dirty Bench

L’ultima apparizione da queste parti del gruppo ospite questa settimana di EMPOLIMAG risale alla fine di agosto al Beat Festival 2018. Era la Jump Rock Arena e dopo tre anni a suonare insieme ciò che usciva dalle casse è stato “bello potente”; insomma, in altre due parole punk rock.
Sono i Dirty Bench – che all’inizio si chiamavano Dirty Bunch, mazzo sporco – e che dopo quasi un anno dalla fondazione hanno cambiato il nome nell’attuale e nel frattempo si sono allargati, perché Alessio Di Blasi, chitarrista (ma che all’inizio suonava il basso) si è aggiunto ai tre fondatori: Daniele Mariti, bassista (ma che prima era chitarrista e si è invertito con Alessio); Massimo Quattrocchi alla chitarra e Gioele Alderighi alla batteria (loro, invece, sono rimasti sempre gli stessi…).
Il gruppo si è composto in maniera “puramente casuale: un incontro dopo anni tra Daniele e Gioele ha fatto sì che iniziasse il progetto; una volta chiamato Massimo, anche lui amico da sempre, abbiamo iniziato a suonare per qualche mese in tre. Successivamente abbiamo deciso di reclutare Alessio, conoscente di Daniele dai tempi delle superiori.
Per quanto riguarda la scelta del genere, è stato un processo automatico e naturale, dato che già ascoltavamo generi affini“.

Il nome del nostro EP (5000 Times Happier) trae le sue origini da un messaggio vocale del batterista, che era particolarmente contento di suonare a Sesto Fiorentino.
Il primo nome adottato dalla band è stato Dirty Bunch, utilizzato solamente per il primo live, e poi sostituito.

E in questa storia di una punk band non possono non mancare capisaldi del genere degli ultimi venti anni e più: “Resolve” dei Lagwagon, “II” dei Billy Talent ed “Enema of the state” dei Blink 182 sono le pietre angolari su cui si basano le strutture musicali dei quattro. Si sente nelle loro cover e nel loro EP, “5000 times happier” e negli inediti che hanno scritto.